L’estetica della reclusione


Essere ultimi nella società procura sofferenza, disagio e solitudine. Fra i tanti, emerge la figura dei malati mentali e di tutti quelli che erroneamente sono stati ritenuti tali. Fra questi Torquato Tasso, sospeso tra genio e follia, che costretto alla prigionia del manicomio da Alfonso d’Este subì trattamenti che lo orientarono a isolarsi per tutta la vita. Ma il tassino non era pervaso solo da nova pazzia, la sua colpa era quella di nutrire un nobile affetto verso persone dello stesso suo sesso.Continua la lettura…

La ricchezza delle nazioni


L’autore, nel presente saggio, affronta il tema classico della ricchezza delle nazioni, già tanto caro al fondatore della scienza economica Adam Smith, attualizzandolo alla luce delle nuove problematiche che il progresso ha fatto emergere nel dibattito economico, soprattutto in conseguenza delle ricorrenti crisi economiche, dello stato di sfruttamento indiscriminato   delle risorse  bio-ecologiche e naturali del pianeta terra e delle ripercussioni sociali della crescente sperequazione economica e finanziaria.Continua la lettura…

Esibizione muscolare del dolore


Sottotitolo: Il Rinascimento vede e descrive il “Laocoonte” Autore: Dario Rivarossa Dati volume recensito: Titolo: Le parole per l’immagine della sofferenza. I letterati rinascimentali alla prova del “Laocoonte” Autore: Diletta Gamberini Editore: Leo S. Olschki Anno di pubblicazione: 2024 Numero di pagine: XXI + 176, con 21 immagini Prezzo di copertina: 30,00 euro Abstract: Il gennaio […]Continua la lettura…

Uber Pulga, il partigiano con la camicia nera


Nelle province di Mantova e di Reggio Emilia, l’ufficiale dei Bersaglieri Uber Pulga è ricordato sia come partigiano sia come fascista: perché? Il giornalista Alessandro Carlini, suo lontano parente, in Partigiano in camicia nera. La storia vera di Uber Pulga, ha ricostruito il dramma di un giovane patriota che, deluso dal Fascismo e vedendo l’Italia devastata dalla guerra, si mise contro la dittatura pagando con la vita. Nato nel 1919 a Ferrara, Pulga è un giovane entusiasta del Fascismo, in cui vede riflessi i suoi sentimenti patriottici. Nel 1944, un capitano delle SS lo incarica di fingersi un disertore della Wehrmacht, infiltrarsi tra i «banditi» della sua provincia e sabotarne le armi; in questa azione uccide un giovanissimo partigiano. Nel gennaio del 1945 è nominato sottotenente da Mussolini: Uber gli stringe la mano e proprio ora la sua coscienza si agita: «Ha seguito Mussolini fin lì, per cinque lunghi anni di guerra e di morte. Per ritrovarsi con l’Italia divisa e distrutta, lo straniero in casa, il rimorso dentro per la gente ammazzata. “A che cosa è servito?” si chiede. La testa è da un’altra parte, passa in rassegna i camerati morti in battaglia, i partigiani uccisi, i civili raccolti a pezzi dopo i bombardamenti». Decide così di passare davvero «dall’altra parte», ma indossando la camicia nera «per ricordarsi quello che è stato e che non vuole più essere». Mentre preleva alcune armi per i partigiani in un magazzino militare a Reggio Emilia, tre fascisti lo arrestano; interrogato da un comandante della Guardia Nazionale Repubblicana, nonostante le botte massacranti, non parla. Alcuni giorni dopo, un processo-farsa militare decreta la sua fucilazione per diserzione e arruolamento tra i «banditi». Il 24 febbraio 1945, davanti al plotone d’esecuzione, «la ventata di proiettili gli congela quell’ultimo “Viva l’Italia!” che tiene in corpo».Continua la lettura…