Pulsioni di vita e tenerezza elegiaca nei “frammenti d’amore” di Nicola Prebenna


Nel saggio si delineano elementi imprescindibili del profilo culturale di Gregorio E. Rubino, deceduto il 28 Maggio 2023. Già professore di Storia dell’Architettura presso la Federico II e di Archeologia industriale presso la facoltà di lettere del Suor Orsola Benincasa, specializzazione nella tutela e conservazione dei beni culturali, già socio fondatore e poi vicepresidente per un decennio dell’Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale (AIPAI), fu un pioniere nel settore dell’Archeologia Industriale. Egli ritenne che l’A.I. fosse un campo di studi aperto alla vasta problematica storica del mondo del lavoro, dell’economia, della sociologia, dell’architettura, dell’urbanistica e del restauro. Il saggio è quindi un “riscontro”, una sollecitazione alla rilettura, allo studio ed alla riflessione sulle idee di uno studioso profondamente legato al Sud in generale ed alla Calabria in particolare.Continua la lettura…

Dante e Kant: fede, teologia e persecuzione del bene. Un accostamento forse troppo azzardato?


Il lavoro prende le fila dalla lettura delle opere dantesche (in particolare la Commedia e il De Monarchia) finalizzata a trovare una definizione condivisibile di teologia e fede in Dante. Immergendosi nella lettura ci si rende conto che molti dei grandi temi danteschi – la teologia, la fede e la morale – sono condivisi, cinquecento anni più tardi, da un altro sommo studioso: Immanuel Kant. Il lavoro origina dunque da un accostamento che inizialmente può sembrare più che azzardato ma poi si rivela plausibile, quasi dovuto.Continua la lettura…

Alberto Moravia e lo sguardo antropologico


Il saggio intende esaminare il romanzo L’uomo che guarda di Alberto Moravia, edito nel 1985. Scopo principale del lavoro è quello di individuare e seguire la componente antropologica che presiede alle scelte narrative dell’autore. Nel romanzo, in particolare, il fenomeno della scopofilia, che contraddistingue il protagonista, diventa il fondamento di indagine per capire come avviene e come funziona il nesso relazionale tra l’individuo e le cose (centrale per tutta la scrittura dell’autore già dai tempi del primo romanzo esistenzialista del ’29). Medesima importanza è assegnata all’aspetto saggistico che rende il romanzo un esemplare significativo delle sperimentazioni letterarie di quegli anni. Nella prima parte del testo sono state confrontate le scelte moraviane con alcuni dei paradigmi essenziali della civiltà letteraria novecentesca gravitante attorno al ruolo e allo statuto del personaggio. È stato dato ampio spazio alla discussione critica e bibliografica, a partire dalle pagine fondamentali di Giacomo Debenedetti, Luigi Baldacci, Cesare Garboli e altri studiosi.Continua la lettura…

Mitopoiesi sociale nel romanzo volponiano


Pensare a Paolo Volponi e pensarlo poeta parrebbe assurdo. Eppure, dovremmo. L’iniziale produzione poetica di un esordiente letterato, infatti, a ben guardare nei suoi romanzi, ne costituisce l’ossatura come la sceneggiatura, per una prosa, la quale, via via, opera dopo opera, si faceva più strutturata e quindi matura, non solo nell’impianto stilistico ma anche nelle tematiche, soprattutto sociali. Il meccanicismo della prima ora diviene ossessione per la riduzione dell’uomo a macchinario ma anche sconforto per la perdita di identità tra il microcosmo individuale e il macrocosmo reale. Il dramma che consuma ogni protagonista è lo stesso, amplificato, della giovanile paura di dare forma alle proprie pulsioni e di confrontarle con un mondo da accettare, più comprendere. Così l’ultimo romanzo dello scrittore pare rappresentare la sintesi tra queste due istanze, nella fusione dell’autobiografia con una compiuta maniera di raccontare, descrivendo.Continua la lettura…