UN LIBRO PER CAPIRE LA CINA. Incontro e scontro del Dragone con l’Occidente


Fece scalpore, qualche tempo fa, l’ingresso della Cina in Poste italiane, seguito da una smodata campagna di acquisizione nei settori più strategici ed innovativi.

Secondo un articolo del “Sole24ore”, si calcola in Italia – già alla fine del 2019 – la presenza di 405 gruppi cinesi con partecipazioni in 760 imprese italiane. Numeri, peraltro in costante crescita – dato che si stima un investimento annuo da parte del Dragone di svariate decine di miliardi solo nel Bel Paese –, da mettere in relazione con l’immenso potere geopolitico acquisito dalla Cina negli ultimi decenni.

Sarebbe tuttavia un errore credere che il legame con l’Italia si limiti al lato meramente economico. La Cina esercita infatti su di noi una crescente influenza politico/culturale con veri e propri fenomeni di cinesizzazione, basti pensare che in ambito occidentale è stata proprio l’Italia tra le più rigide e fedeli esecutrici del famigerato protocollo “contagi zero”.Continua la lettura…

Giovanni Antonio Colicci, un romano nella scuola napoletana di scultura lignea


Il contributo si propone di ricostruire cronologicamente la carriera dello scultore romano Giovanni Antonio Colicci attraverso tutte le sue opere certe e i documenti già pubblicati, facendo un’analisi critica delle attribuzioni finora a lui assegnate, nonché aggiungendo nuove opere certe ed un ampio numero di nuove attribuzioni alle quali si è giunti partendo dell’analisi tecnica e formale. Da tale percorso ne emerge uno scultore che va riconosciuto come uno dei più virtuosi della scultura lignea di scuola napoletana, identificabile per la sua perizia e abilità e, soprattutto, per il suo particolarissimo modo di eseguire le pieghe e per il raffinato modo di comporre e lavorare i capelli dei suoi simulacri.
Colicci replica, e non è un caso isolato, medesimi modelli per la stessa iconografia, come nel caso delle sue Immacolate e dei San Michele. Si nota, inoltre, nell’opera del Colicci il ricorrente stratagemma di realizzare composizioni speculari con la finalità di approfittare al massimo gli stessi prototipi. Nell’articolo si restituiscono allo scultore opere già attribuite ad altri maestri, addirittura Nicola Fumo o Giacomo Colombo, principali e più noti esponenti della scuola napoletana il ché dimostra l’altissimo livello artistico raggiunto da Colicci. Il successo della sua bottega viene provato dal fatto che le sue opere sono sparse per tutto il Mezzogiorno durante tutta la prima metà del Settecento.
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Alberto Moravia e lo sguardo antropologico


Il saggio intende esaminare il romanzo L’uomo che guarda di Alberto Moravia, edito nel 1985. Scopo principale del lavoro è quello di individuare e seguire la componente antropologica che presiede alle scelte narrative dell’autore. Nel romanzo, in particolare, il fenomeno della scopofilia, che contraddistingue il protagonista, diventa il fondamento di indagine per capire come avviene e come funziona il nesso relazionale tra l’individuo e le cose (centrale per tutta la scrittura dell’autore già dai tempi del primo romanzo esistenzialista del ’29). Medesima importanza è assegnata all’aspetto saggistico che rende il romanzo un esemplare significativo delle sperimentazioni letterarie di quegli anni. Nella prima parte del testo sono state confrontate le scelte moraviane con alcuni dei paradigmi essenziali della civiltà letteraria novecentesca gravitante attorno al ruolo e allo statuto del personaggio. È stato dato ampio spazio alla discussione critica e bibliografica, a partire dalle pagine fondamentali di Giacomo Debenedetti, Luigi Baldacci, Cesare Garboli e altri studiosi.Continua la lettura…

Mitopoiesi sociale nel romanzo volponiano


Pensare a Paolo Volponi e pensarlo poeta parrebbe assurdo. Eppure, dovremmo. L’iniziale produzione poetica di un esordiente letterato, infatti, a ben guardare nei suoi romanzi, ne costituisce l’ossatura come la sceneggiatura, per una prosa, la quale, via via, opera dopo opera, si faceva più strutturata e quindi matura, non solo nell’impianto stilistico ma anche nelle tematiche, soprattutto sociali. Il meccanicismo della prima ora diviene ossessione per la riduzione dell’uomo a macchinario ma anche sconforto per la perdita di identità tra il microcosmo individuale e il macrocosmo reale. Il dramma che consuma ogni protagonista è lo stesso, amplificato, della giovanile paura di dare forma alle proprie pulsioni e di confrontarle con un mondo da accettare, più comprendere. Così l’ultimo romanzo dello scrittore pare rappresentare la sintesi tra queste due istanze, nella fusione dell’autobiografia con una compiuta maniera di raccontare, descrivendo.Continua la lettura…