La filosofia come terapia del “male di vivere”


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Titolo: La filosofia come terapia del “male di vivere”?

Autrice: Salvatore La Vecchia

Abstract:

Dal dolore come “errore della mente” di Eschilo, passando per la “cura” dei “discorsi belli” di Platone e per il “quadrifarmaco” di Epicuro, fino alla “terapia delle idee” di James Hillman e alla “consulenza filosofica” di Achenbach, la filosofia si è proposta come “terapia” di quella sofferenza che Montale, sulla scorta del pensiero di Leopardi e di Schopenhauer, avrebbe resa famosa come “male di vivere”. Esclusa l’invasione del campo della medicina propriamente detta e della psicoterapia, che tipo di contributo può offrire la filosofia, se non proprio per curare quel “male”, almeno per alleviarlo? Può offrire quei “principi attivi” che le sono connaturali: idee, dialogo socratico, dubbio metodico, creatività, pensiero divergente. Il fine è quello di permettere a tutti di “purificarsi” di quelle idee distorte e di rettificare una visione del mondo  non idonea a comprendere  i cambiamenti del mondo stesso e del proprio modo di percepire le cose e sé stessi, generando smarrimento, sfiducia, sconforto, perdita di senso, in una parola: sofferenza. La filosofia, in altri termini, offre gli strumenti per elaborare un pensiero critico che ci permetta di analizzarci a fondo, capire cosa si agita nella nostra psiche, smascherare i condizionamenti dei cosiddetti “persuasori occulti”, arginare il bombardamento dei “messaggi subliminali”, volti ad orientare le nostre scelte non solo commerciali, ma anche esistenziali, fino a trasformarci in un altro “tipo antropologico”. La filosofia inoltre ci permette un confronto sereno con quelle situazioni-limite, come le chiama Karl Jaspers (nascita, sofferenza, morte, ecc.), che generano ansia, angoscia e perfino disperazione. In conclusione la filosofia non vuole lasciarci disarmati di fronte alle incertezze e alle negatività dell’esistenza, rafforzando quella capacità – “resilienza” com’è d’uso – di reagire di fronte a qualsiasi “naufragio” e fare di ognuno di noi, come vuole Ungaretti, un “lupo di mare” che subito dopo “riprende il viaggio”. 

 

Profilo biografico

Salvatore La Vecchia, nato a Bonito (AV), vive a Chiavenna (SO). Dirigente scolastico in pensione, ha insegnato per oltre venti anni Filosofia e Storia nei Licei.  Studioso di dialetto, appassionato d’arte, di poesia e di letteratura in genere, ha pubblicato, tra l’altro: Bonidizio – Dizionario bonitese – Alla ricerca di una comune identità, Delta 3 Edizioni, 1999, con l’introduzione del linguista prof. Nicola De Blasi e l’apprezzamento dei proff. Tullio De Mauro e Manlio Cortelazzo; La giostra del Principe – Il dramma di Carlo Gesualdo, Mephite, 2010, presentazione di Ruggero Cappuccio; Bonum iter, Bonito! – Romanzo antropologico, Terebinto Edizioni, 2019; Versinversi (raccolta di poesie), Fondazione Mario Luzi – Editore, Roma, 2021. Ha curato mostre d’arte, scritto cataloghi  e monografie di artisti vari. 

   

 

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