Categorie
- Arte
- Associazione Riscontri
- Attualità
- Casa editrice
- Cinema
- Comunicati
- Concorsi Letterari
- Critica letteraria
- Filosofia
- In libreria
- Indici Rivista
- Interviste autori
- letteratura italiana
- Libri
- Narrativa
- Poesia
- Rivista Riscontri
- Storia antica
- Storia contemporanea
- Storia del mezzogiorno
- Storia dell'arte
- Storia di Avellino e dell'Irpinia
- Storia di Napoli
- storia medievale
- Storia moderna
- Teologia e Fede
- Viaggio
EMERGENZA PANDEMICA E FINANZA. La “pista dei soldi” nel libro di Davide Rossi
Il libro di Davide Rossi offre al lettore un punto di vista inedito, a tratti sconvolgente, sui temi più scottanti della nostra attualità. Tramite un sistema di indagine classico, quanto ormai tristemente desueto – quale la «pista dei soldi», secondo la lezione di Falcone –, l’autore finisce per ribaltare la visione che il mondo offre di se stesso tramite la comunicazione di massa.
Una delle tracce principali del libro è, infatti, quella del conflitto di interessi, una problematica che investe ormai tutti i settori grazie anche a vuoti legislativi difficilmente attribuibili ad una dimenticanza della classe politica.
Chi ha guadagnato dalla pandemia di Covid-19? Questa la domanda, semplice, ma potenzialmente esplosiva, da cui parte Davide Rossi. Dati alla mano, l’autore ricorda che mentre la povertà assoluta vede un costante e vertiginoso aumento, si stima che la ricchezza dei miliardari nel mondo sia aumentata del 20% proprio grazie alla «gestione autoritaria» della pandemia
Continua la lettura…
UN LIBRO PER CAPIRE LA CINA. Incontro e scontro del Dragone con l’Occidente
Fece scalpore, qualche tempo fa, l’ingresso della Cina in Poste italiane, seguito da una smodata campagna di acquisizione nei settori più strategici ed innovativi.
Secondo un articolo del “Sole24ore”, si calcola in Italia – già alla fine del 2019 – la presenza di 405 gruppi cinesi con partecipazioni in 760 imprese italiane. Numeri, peraltro in costante crescita – dato che si stima un investimento annuo da parte del Dragone di svariate decine di miliardi solo nel Bel Paese –, da mettere in relazione con l’immenso potere geopolitico acquisito dalla Cina negli ultimi decenni.
Sarebbe tuttavia un errore credere che il legame con l’Italia si limiti al lato meramente economico. La Cina esercita infatti su di noi una crescente influenza politico/culturale con veri e propri fenomeni di cinesizzazione, basti pensare che in ambito occidentale è stata proprio l’Italia tra le più rigide e fedeli esecutrici del famigerato protocollo “contagi zero”.Continua la lettura…
La fine dell’<em>homo faber </em>e il trionfo della fortuna
Ciclicamente il dibattito pubblico italiano vede riemergere sempre gli stessi temi, dibattuti dai medesimi interlocutori che approderanno alle identiche conclusioni. Il cambio di governo è una delle occasioni preferite di questo processo. L’insediamento del nuovo Esecutivo ha portato in dote, infatti, il dibattito sul merito e sul peso che esso dovrebbe avere a Scuola e nella società.
Com’era facilmente prevedibile, le forze di “destra” hanno rimarcato la loro incrollabile fede nella meritocrazia, mentre quelle di “sinistra” hanno manifestato la medesima fiducia, rifiutandone però la declinazione governativa. Va da sé che queste ultime non abbiano compiuto lo sforzo di proporre una loro definizione di merito. Un elemento di novità, però, è venuto dal dibattito extraparlamentare. Mentre deputati e senatori giuravano e spergiuravano di non essere ostili al merito, giornalisti e intellettuali organici bandivano contro quest’ultimo una vera e propria crociata.
Continua la lettura…
Giovanni Antonio Colicci, un romano nella scuola napoletana di scultura lignea
Il contributo si propone di ricostruire cronologicamente la carriera dello scultore romano Giovanni Antonio Colicci attraverso tutte le sue opere certe e i documenti già pubblicati, facendo un’analisi critica delle attribuzioni finora a lui assegnate, nonché aggiungendo nuove opere certe ed un ampio numero di nuove attribuzioni alle quali si è giunti partendo dell’analisi tecnica e formale. Da tale percorso ne emerge uno scultore che va riconosciuto come uno dei più virtuosi della scultura lignea di scuola napoletana, identificabile per la sua perizia e abilità e, soprattutto, per il suo particolarissimo modo di eseguire le pieghe e per il raffinato modo di comporre e lavorare i capelli dei suoi simulacri.
Colicci replica, e non è un caso isolato, medesimi modelli per la stessa iconografia, come nel caso delle sue Immacolate e dei San Michele. Si nota, inoltre, nell’opera del Colicci il ricorrente stratagemma di realizzare composizioni speculari con la finalità di approfittare al massimo gli stessi prototipi. Nell’articolo si restituiscono allo scultore opere già attribuite ad altri maestri, addirittura Nicola Fumo o Giacomo Colombo, principali e più noti esponenti della scuola napoletana il ché dimostra l’altissimo livello artistico raggiunto da Colicci. Il successo della sua bottega viene provato dal fatto che le sue opere sono sparse per tutto il Mezzogiorno durante tutta la prima metà del Settecento.
Continua la lettura…
Alberto Moravia e lo sguardo antropologico
Il saggio intende esaminare il romanzo L’uomo che guarda di Alberto Moravia, edito nel 1985. Scopo principale del lavoro è quello di individuare e seguire la componente antropologica che presiede alle scelte narrative dell’autore. Nel romanzo, in particolare, il fenomeno della scopofilia, che contraddistingue il protagonista, diventa il fondamento di indagine per capire come avviene e come funziona il nesso relazionale tra l’individuo e le cose (centrale per tutta la scrittura dell’autore già dai tempi del primo romanzo esistenzialista del ’29). Medesima importanza è assegnata all’aspetto saggistico che rende il romanzo un esemplare significativo delle sperimentazioni letterarie di quegli anni. Nella prima parte del testo sono state confrontate le scelte moraviane con alcuni dei paradigmi essenziali della civiltà letteraria novecentesca gravitante attorno al ruolo e allo statuto del personaggio. È stato dato ampio spazio alla discussione critica e bibliografica, a partire dalle pagine fondamentali di Giacomo Debenedetti, Luigi Baldacci, Cesare Garboli e altri studiosi.Continua la lettura…
Mitopoiesi sociale nel romanzo volponiano
Pensare a Paolo Volponi e pensarlo poeta parrebbe assurdo. Eppure, dovremmo. L’iniziale produzione poetica di un esordiente letterato, infatti, a ben guardare nei suoi romanzi, ne costituisce l’ossatura come la sceneggiatura, per una prosa, la quale, via via, opera dopo opera, si faceva più strutturata e quindi matura, non solo nell’impianto stilistico ma anche nelle tematiche, soprattutto sociali. Il meccanicismo della prima ora diviene ossessione per la riduzione dell’uomo a macchinario ma anche sconforto per la perdita di identità tra il microcosmo individuale e il macrocosmo reale. Il dramma che consuma ogni protagonista è lo stesso, amplificato, della giovanile paura di dare forma alle proprie pulsioni e di confrontarle con un mondo da accettare, più comprendere. Così l’ultimo romanzo dello scrittore pare rappresentare la sintesi tra queste due istanze, nella fusione dell’autobiografia con una compiuta maniera di raccontare, descrivendo.Continua la lettura…
Chevalier et heremite: due mondi culturali irriducibili nel <em>Chevalier au barisel</em>
L’anonimo racconto dal titolo Il Cavaliere del barilotto del XII secolo, scritto nella Francia settentrionale, è ascrivibile al genere narrativo dell’exemplum, in quanto mira a fornire un insegnamento pedagogico-morale. Narrare implica comunicare esperienze collegate sia nello spazio che nel tempo, possibilità aperte nell’oralità come nella scrittura: lo scopo principale dei racconti brevi non è solo commuovere ma soprattutto intrattenere il pubblico e le potenzialità narrative esplodono solo nel finale. I protagonisti della vicenda sono due: il primo è un cavaliere peccatore, misogino ed amante della carne anche quando dovrebbe astenersi per i divieti imposti dal cristianesimo durante la quaresima; il secondo è, invece, un vecchio e saggio eremita. L’incontro fra i due comporterà un radicale cambiamento nella vita del cavaliere, il quale, attraverso un iter catartico, arriverà a pentirsi delle proprie malefatte, divenendo pio. La prova centrale che il cavaliere deve superare per redimersi consiste nel riempire d’acqua un piccolo barilotto: dopo aver tentato innumerevoli volte invano, dopo un anno sopraggiunge l’unica possibile soluzione: un sincero pianto dell’uomo. Esistono quattro ms. francesi che tramandano tale racconto, più un brevissimo frammento inglese, conservato ad Oxford: in Italia esiste la cosiddetta filiazione toscana, edita da F. Zambrini, in cui la vicenda è leggermente modificata rispetto all’originale ma reca il medesimo messaggio edificante.Continua la lettura…
Play by Chat. Il gioco di ruolo come forma di scrittura collettiva
Partendo dalla definizione che Paul Benjamin Lowry dà di scrittura collettiva si può arrivare a dimostrare come essa venga utilizzata nel gioco di ruolo e, nello specifico, nel Play by Chat, che è un tipo di gioco di ruolo on line. Questi si possono sviluppare attraverso mail, forum e chat. Chiaramente, il Play by Chat – come s’intuisce dal nome stesso – si sviluppa prettamente attraverso chat.
Secondo la definizione di Lowry: «Scrittura collettiva è una forma di scrittura estremamente essenziale, un atto di gruppo in cui l’importante è continuare ad aumentare», e «continuare ad aumentare» è anche uno dei principi base del Play by Chat.
Dalle origini fino a oggi, il gioco di ruolo è strettamente legato alla narrazione, alla voglia di raccontare e scrivere collettivamente in un esercizio che accomuni passioni ed esperienze condivise.Continua la lettura…
Uber Pulga, il partigiano con la camicia nera
Nelle province di Mantova e di Reggio Emilia, l’ufficiale dei Bersaglieri Uber Pulga è ricordato sia come partigiano sia come fascista: perché? Il giornalista Alessandro Carlini, suo lontano parente, in Partigiano in camicia nera. La storia vera di Uber Pulga, ha ricostruito il dramma di un giovane patriota che, deluso dal Fascismo e vedendo l’Italia devastata dalla guerra, si mise contro la dittatura pagando con la vita. Nato nel 1919 a Ferrara, Pulga è un giovane entusiasta del Fascismo, in cui vede riflessi i suoi sentimenti patriottici. Nel 1944, un capitano delle SS lo incarica di fingersi un disertore della Wehrmacht, infiltrarsi tra i «banditi» della sua provincia e sabotarne le armi; in questa azione uccide un giovanissimo partigiano. Nel gennaio del 1945 è nominato sottotenente da Mussolini: Uber gli stringe la mano e proprio ora la sua coscienza si agita: «Ha seguito Mussolini fin lì, per cinque lunghi anni di guerra e di morte. Per ritrovarsi con l’Italia divisa e distrutta, lo straniero in casa, il rimorso dentro per la gente ammazzata. “A che cosa è servito?” si chiede. La testa è da un’altra parte, passa in rassegna i camerati morti in battaglia, i partigiani uccisi, i civili raccolti a pezzi dopo i bombardamenti». Decide così di passare davvero «dall’altra parte», ma indossando la camicia nera «per ricordarsi quello che è stato e che non vuole più essere». Mentre preleva alcune armi per i partigiani in un magazzino militare a Reggio Emilia, tre fascisti lo arrestano; interrogato da un comandante della Guardia Nazionale Repubblicana, nonostante le botte massacranti, non parla. Alcuni giorni dopo, un processo-farsa militare decreta la sua fucilazione per diserzione e arruolamento tra i «banditi». Il 24 febbraio 1945, davanti al plotone d’esecuzione, «la ventata di proiettili gli congela quell’ultimo “Viva l’Italia!” che tiene in corpo».Continua la lettura…
L’Italia (e gli italiani) secondo i giornalisti degli altri Paesi
Un libro non può essere valutato solo per la copertina ma nel caso de Il bello dell’Italia. Il Bel Paese visto dai corrispondenti della stampa estera può essere il punto di partenza. L’autore, Maarten van Aalderen, corrispondente olandese dall’Italia per il quotidiano “De Telegraaf” e già presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia, dice nell’introduzione di aver voluto in copertina l’Icaro caduto dello scultore Igor Mitoraj: «Vista la situazione di crisi economica, politica e morale in cui il Paese si trova, noi giornalisti non possiamo […] far finta di non vedere i problemi e le difficoltà che lo opprimono. Ma se si osserva con attenzione la copertina, si può vedere un Icaro che cerca di rialzarsi su uno sfondo verde brillante, il colore della speranza». Van Aalderen ha perciò intervistato venticinque corrispondenti dall’Italia di altrettanti Paesi dei cinque continenti: dalla domanda «Che cosa vi piace di più dell’Italia?» è nato questo libro, un invito agli italiani a riscoprire le caratteristiche positive del nostro Paese: dalla “furbizia”, cioè l’improvvisazione creativa, alla gastronomia, dalla solidarietà nei confronti dei migranti ai paesaggi di Stromboli e di Pantelleria; dal cruciale ruolo geopolitico dell’Italia, dovuto alla sua posizione geografica nel centro del Mediterraneo, al patrimonio culturale, monumentale e artistico italiano, soprattutto della Roma antica e barocca, che ha interessato ben sette tra gli intervistati; dalla letteratura italiana, amata in Iran, al cinema in cui si rispecchiano i problemi sociali e territoriali, alla satira che li presenta in chiave umoristica e autoironica. I vari volti dell’Italia descritta dagli intervistati da van Aalderen in Il bello dell’Italia sono ben riconoscibili dal lettore autoctono: il nostro Paese appare non soltanto osservato con curiosità e interesse dal resto del mondo, ma anche (e forse soprattutto) come Paese dal quale guardare al mondo con meno sudditanza.Continua la lettura…
Teatro dell’assurdo oblio. La drammaturgia a metà tra Medioevo e Rinascimento
Con il Rinascimento, come per tante cose, anche per il teatro arriva un momento di svolta. Se nel Medioevo le rappresentazioni avvenivano soprattutto in strada e avevano carattere sacro, con la nuova epoca si cominciano a costruire teatri in muratura e, sulla scia dell’Antichità riscoperta, si torna a tematiche laiche. Ma a cavallo tra i due modelli esiste anche una drammaturgia “pre-classicista”, di cui si occupa il libro pubblicato dalle edizioni Peter Lang in una collana sulla cultura di corte nel Medioevo e Rinascimento, per il relativo Centro studi al Trinity College di Dublino. Non esisteva solo l’alternativa tra la strada o il teatro in muratura, esistevano anche i palazzi nobiliari per mettere in scena le opere. Il volume in esame studia quindi il teatro in volgare del Quattrocento concentrandosi sulle corti di Mantova, Ferrara e Milano. Un modello “periferico” poi abbandonato e dimenticato, e che oggi merita riscoprire.Continua la lettura…
«Papè Satàn, papè Satàn aleppe»: Dante Templare contro l’Anticristo francese?
La celebre e dibattuta frase del dio Plutone «Papè Satan, papè Satan aleppe» con cui Dante Alighieri apre il canto VII dell’Inferno è stata variamente interpretata durante gli ultimi due secoli. Sovente la frase è stata ricollegata alla conoscenza da parte di Dante di qualche espressione araba: il poeta avrebbe adattato la frase araba «La porta di satana, la porta di satana, fèrmati!», oppure «Disonore, satana, disonore, satana, nella tua casa!». Negli anni ’20 del ’900, il filologo Manfredi Porena pensò che la parola aleppe significasse aleph, la lettera numero uno dell’alfabeto ebraico, che vale anche come riferimento al Primo Principio, Dio; interpretando pape come genitivo latino («del papa») e satan nel suo significato ebraico di «nemico, avversario», riferiva le parole di Plutone a Dante stesso, presentato come «Nemico del papa, primo nemico del papa!». Invece Gabriele Rossetti, padre del celebre pittore preraffaellita Dante Gabriel Rossetti, negli anni ’30 dell’800 parafrasò la frase come «Pap’ è satana, Pap’ è satana, Signore», dove il nemico (satana) del Signore sarebbe il papa stesso. Ma quale papa: Bonifacio VIII, o piuttosto Clemente V, che – cedendo alla volontà del re di Francia Filippo IV – soppresse l’Ordine dei Cavalieri Templari proprio pochissimi anni dopo un possibile viaggio di Dante a Parigi? Queste possibilità, insieme ad altri brani della Commedia e al noto ricorrere del numero nove nella Vita Nuova, potrebbero indicare che Dante si sentiva ideologicamente vicino ai leggendari monaci-cavalieri e non è impossibile che lo fosse realmente.Continua la lettura…
In libreria #13
segnalazioni editoriali a cura di Carlo Crescitelli.
Questa puntata, delle quattro nelle quali sto passando per voi in rassegna le candidature interessanti pervenute al nostro recente concorso per opere edite “Un libro in vetrina”, è interamente dedicata alla narrativa a tema sentimentale e a quella per l’infanzia.
Buone letture!Continua la lettura…
PER LE VIE DEL CUORE – gli autori
Scopriamo di più sulla nostra nuova antologia poetica, scaturita dal concorso nazionale “Riscontri Poetici” 2022, andando a conoscere meglio gli autori dei componimenti vincitori. Continua la lettura…
PER LE VIE DEL CUORE – antologia
Anche quest’anno il concorso nazionale “Riscontri Poetici” 2022 ha avuto una larga partecipazione, consentendoci di selezionare le raccolte e i componimenti più originali e significativi. È quindi pronta la nuova raccolta antologica Per le vie del cuore: poesie sulla vita e sull’amore, a cura di Emilia Dente,. Scopriamo di più sulle poesie e sui loro autori.
INVISIBILI GUERRE – gli autori
Scopriamo di più sulla nostra nuova antologia andando a conoscere meglio gli autori dei racconti vincitori del concorso nazionale “Riscontri Letterari”Continua la lettura…



