Nelle sue storie, Napoli diventa un palcoscenico silenzioso, dove i personaggi si muovono sospinti da passioni estreme e decisioni irrevocabili. Con “Colt 45. Cinque racconti noir”, Antonio Canonico ci regala un viaggio nell’animo umano, esplorando il sottile confine tra desiderio e autodistruzione. In questa intervista, l’autore ci racconta il suo processo creativo, il legame con la sua città e i progetti futuri, tra cui un romanzo che promette nuove sfumature noir.
- La tua formazione in Scienze della Comunicazione e l’esperienza come web marketer hanno influenzato in qualche modo la tua scrittura? Se sì, in che modo?
Il mio percorso di studio mi ha permesso di capire e studiare come l’individuo risponde agli stimoli esterni e in che modo la comunicazione può influenzare il comportamento umano. Da questo, ho provato a ipotizzare un tipo di reazione da parte dei personaggi dei miei racconti a circostanze esterne.
Per quanto riguarda il mio lavoro posso dire che, in quanto libero professionista, ho avuto la possibilità di incontrare clienti operanti nei settori più disparati e ubicati in zone cittadine diverse. In tal modo ho potuto confrontarmi con “situazioni” diverse da cui ho preso, almeno in parte, spunto per i miei racconti.
- 2) Napoli è spesso al centro delle tue storie: cosa rappresenta per te questa città, sia come sfondo narrativo sia come fonte d’ispirazione?
Napoli ovviamente è la mia città, la città in cui sono cresciuto. Ho deciso di ambientare i racconti in zone di Napoli che conosco, posti dove ho trascorso momenti di svago, momenti difficili e tristi. Non dovete aspettarvi la Napoli di Gomorra o simili, ma semplicemente una città, la mia città che fa da sfondo a tutto, ma senza essere, almeno credo, troppo invadente.
- I tuoi racconti noir esplorano tematiche profonde come l’autodistruzione e la solitudine. Perché hai scelto di focalizzarti su questi temi?
Era mia intenzione scrivere qualcosa che indagasse nel profondo l’animo umano. Penso che ogni uomo si metta davvero a nudo e mostri chi sia veramente proprio nella risposta a qualcosa di tragico, a qualcosa che lo metta inevitabilmente spalle al muro. Poi ovviamente volevo scrivere qualcosa che potesse essere considerato noir, quindi ho scelto di approfondire temi inerenti il genere.

- Ogni racconto è legato a un personaggio e a una pistola, la Colt 45. Qual è il significato simbolico di quest’arma nei tuoi racconti?
La pistola rappresenta la decisione definitiva. Il colpo sparato o non sparato e il bersaglio scelto mostrano il vero animo del personaggio. Potremo descrivere la pistola come un sottile e prezioso filo rosso che tende i destini dei protagonisti.
- Puoi condividere qualcosa sul processo creativo di Colt 45? Ad esempio, come scegli le storie da raccontare o come sviluppi i personaggi?
Oltre che di libri, sono molto appassionato di film. Durante il processo creativo cerco di visualizzare visivamente la scena che sto raccontando e cerco di dare spazio ai dialoghi. Cerco di mostrare il “carattere” del personaggio maggiormente attraverso quello che fa, le azione de compie, rispetto a quello che dice. Una volta ideato un personaggio cerco di capire come potrebbe comportarsi e cerco di farlo reagire nel modo più naturale possibile.
- Nei tuoi racconti ci sono momenti di grande intensità emotiva. Come riesci a trasmettere queste emozioni ai lettori?
Innanzitutto, spero davvero che queste emozioni siano trasmesse al lettore, questo penso rappresenti l’obiettivo primario. Nell’ideare la storia e i personaggi, cerco di raccontare di emozioni comuni, ovviamente portate all’eccesso, ma che nascono da desideri e paure proprie un po’ a tutti.
- Scrivere racconti noir richiede una particolare attenzione alle sfumature emotive e psicologiche. Come riesci a calarti nei panni dei tuoi personaggi?
Tutte le scelte dei personaggi di ogni racconto sono mosse dalla “passione”. Passione verso un’altra persona, verso se stessi o verso un’idea. Ho cercato di mettere in evidenza il potere distruttivo di tale emozione, cercando di presentare personaggi essenzialmente fragili che cercano il proprio posto nel mondo. Tutti i personaggi hanno un obiettivo di “felicità illusoria” specifica che spesso li conducono all’autodistruzione. Partendo da questo presupposto ho immerso i protagonisti all’interno del contesto sociale e ho cercato di farmi guidare da loro durante lo svolgimento della storia.
- Hai mai avuto esperienze personali che ti hanno aiutato a costruire i personaggi di Colt 45?
Nello specifico, considerando anche l’eccesso delle situazioni narrate, non posso rispondere di sì. Però posso affermare che ho attinto da sfumature di carattere mie e di amici e parenti per strutturare alcuni dei personaggi. Una curiosità, se può risultare interessante, è che nell’ultimo racconto, per descrivere l’arredamento di un appartamento, ho descritto quasi esattamente il salotto di una famiglia di mia conoscenza, famiglia icona del “vomerese doc”. Ho replicato ciò senza rendermene conto, è stata una cosa istintiva, così penso sia stato anche con i personaggi che, probabilmente, risultano essere il minimo comune denominatore di persone che incontrato e conosciuto nella mia vita.
- Stai già lavorando a nuovi progetti editoriali? Puoi anticiparci qualcosa?
Non essendo scrittore a tempo pieno, purtroppo il tempo da dedicare alla scrittura non è tantissimo. In questo momento, però, sto lavorando a un romanzo. Dopo essermi cimentato nella scrittura di racconti, la stesura di un romanzo rappresenta un’affascinante e stimolante sfida. Spero di portarlo a breve a termine.
Ovviamente il genere sarà sempre un noir-thriller psicologico.
a cura di Gianluca Amatucci
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