Acruto Vitali



Sottotitolo: Un poeta dimenticato

Autore: Riccardo Renzi

 

Abstract:

Il presente articolo introduce la figura poliedrica di Acruto Vitali, poeta, pittore e tenore marchigiano, attivo nel fervido panorama culturale del Fermano tra gli anni Quaranta e Sessanta del Novecento. Nato a Porto San Giorgio e inizialmente noto come cantante lirico di successo internazionale, Vitali coltivò per tutta la vita una produzione poetica di raffinata sensibilità, rimasta in gran parte inedita e relegata a circoli intellettuali ristretti. Legato fin dall’adolescenza a Sandro Penna, con il quale condivise letture e confronti sulla poesia di Rimbaud, Gide e Proust, Vitali fu partecipe di un’intensa rete di rapporti culturali con figure come Leonardo Sinisgalli, Sergio Solmi, Giovanni Titta Rosa, Umberto Saba e Osvaldo Licini. Queste frequentazioni contribuirono a modellare un gusto poetico e artistico ibrido, dove classicismo e inquietudine novecentesca si intrecciano. I suoi versi, dal timbro limpido e prosodicamente saldo, riflettono temi ricorrenti: la ciclicità delle stagioni, la fragilità dell’essere, il tempo come flusso, l’uomo come creatura esposta. Se nei primi componimenti prevalgono echi leopardiani e pascoliani, con il passare del tempo la poesia di Vitali si fa più esistenziale e rarefatta, come mostra un inedito databile tra il 1928 e il 1930, ritrovato casualmente nel 2020.

Profilo biografico

Istruttore direttivo presso Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo, Vicedirettore della rivista filologica Scholia, membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia, Menabò e Il Polo – ’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti”, e Socio Corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche, appassionato di letteratura, ha all’attivo più di 500 pubblicazioni scientifiche

   

 

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