Federica Covaia intervista
In questa intervista per Storie in ascolto, Federica Covaia racconta il legame profondo tra il suo lavoro educativo e la scrittura, attraversando temi come l’infanzia, la fragilità, la memoria e il bisogno di raccontare chi spesso resta ai margini.
Pedagogista, educatrice, appassionata di teatro e lettrice instancabile, Covaia ci accompagna dentro l’universo emotivo che ha dato vita a Storia della ragazzina presa in prestito (ascoltabile gratuitamente su Spotify): un racconto intenso e delicato, nato dall’ascolto della realtà ma anche da una personale urgenza creativa maturata durante la maternità.
Ne emerge una riflessione autentica sul potere delle storie, sulla sospensione del giudizio e sulla capacità della letteratura di trasformare il dolore in bellezza condivisa.
SEI PEDAGOGISTA ED EDUCATRICE: QUANTO IL TUO LAVORO NEI CONTESTI DI FRAGILITÀ HA INFLUENZATO IL TUO MODO DI RACCONTARE LE STORIE?
Questo lavoro ha influenzato il mio modo di vivere, ma ciò che più mi ha dato la possibilità di scrivere è stata la pausa dovuta dalla maternità, l’attesa di mia figlia.
LAVORARE A CONTATTO CON SITUAZIONI DI DISAGIO SOCIALE E FAMILIARE CAMBIA LO SGUARDO SULLE PERSONE: QUESTO ENTRA ANCHE NEI TUOI PERSONAGGI?
Ho imparato a sospendere ogni giudizio, ad ascoltare e aspettare. E questo vale anche per i miei personaggi, con la consapevolezza che non li conoscerò mai completamente, proprio come accade con le persone reali.
SEI UN’AVIDA LETTRICE, CURIOSA DI OGNI GENERE: C’È UN LIBRO O UN’AUTRICE CHE SENTI PARTICOLARMENTE VICINA AL TUO MODO DI RACCONTARE?
L’autrice della mia infanzia è stata Bianca Pitzorno, ho amato ogni libro incontrato, cercato, consigliato. Da più grande, la lettura dell’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio ha riacceso in me una passione violenta che si era lievemente sopita nella quotidianità.
AMI I ROMANZI DI FORMAZIONE, SOPRATTUTTO CON PROTAGONISTE GIOVANI: COSA TI AFFASCINA DI QUESTO TIPO DI STORIE?
Sono i racconti che vivo ogni giorno nella vicinanza con le mie ragazze, bivi di riscatti e vite alternative, desiderate, conquistate.
NEL TUO RACCONTO SI PERCEPISCE UNO SGUARDO MOLTO ATTENTO ALL’INFANZIA: È UNA SCELTA CONSAPEVOLE O NASCE IN MODO NATURALE?
L’infanzia è il luogo di una nostalgia dolce, come non prestarle attenzione, almeno nei nostri ricordi?
SCRIVERE PER TE È PIÙ UN ATTO DI OSSERVAZIONE, DI ELABORAZIONE O DI RESTITUZIONE DI CIÒ CHE VIVI?
Sicuramente tutto questo, ma non solo: scrivere è un processo vivo, imperfetto e dialogico.
QUANTO È IMPORTANTE, PER TE, DARE VOCE A CHI SPESSO NON CE L’HA?
Direi un possibile scopo di vita.
C’È UNA STORIA CHE SENTI DI DOVER ANCORA RACCONTARE?
La ragazzina presa in prestito è un nucleo, il sogno è poter sviluppare la storia di Armida nella sua complessità, che ovviamente ancora non conosco.
E INFINE: COSA SPERI ARRIVI A CHI ASCOLTA STORIA DELLA RAGAZZINA PRESA IN PRESTITO?
Brividi, lacrime, risate. Un senso di bellezza nel migliore dei casi.
a cura di Gianluca Amatucci
- Arte
- Associazione Riscontri
- Attualità
- Casa editrice
- Cinema
- Comunicati
- Concorsi Letterari
- Critica letteraria
- Filosofia
- In libreria
- Indici Rivista
- Interviste autori
- letteratura italiana
- Libri
- Narrativa
- Poesia
- Rivista Riscontri
- Storia antica
- Storia contemporanea
- Storia del mezzogiorno
- Storia dell'arte
- Storia di Avellino e dell'Irpinia
- Storia di Napoli
- storia medievale
- Storia moderna
- Teologia e Fede
- Viaggio




