Federica Covaia intervista
Ci sono racconti che nascono da una trama e altri che prendono forma da una sensazione, da un suono, da un’immagine capace di restare nella mente come un’eco. Vento, il nuovo racconto di Giancarlo Dell’Angelo, appartiene a questa seconda categoria: una narrazione sospesa tra inquietudine e contemplazione, dove il paesaggio naturale diventa specchio dell’interiorità e il vento assume il valore di una presenza viva, mutevole, quasi misteriosa.
Attraverso una scrittura intensa e fortemente evocativa, Dell’Angelo conduce il lettore — e ora anche l’ascoltatore del podcast Storie in Ascolto — dentro una riflessione sul silenzio, sulla memoria, sul bisogno di ritrovare senso e voce nei momenti di smarrimento. Ne emerge un racconto poetico, in cui la natura, il tempo e l’ascolto si intrecciano in modo profondo.
In questa intervista abbiamo parlato con l’autore delle origini di Vento, del rapporto tra scrittura e territorio, del significato simbolico del vento e della trasformazione della parola scritta in esperienza sonora.
“VENTO” È UN RACCONTO FORTEMENTE EVOCATIVO: DA DOVE NASCE L’IMMAGINE INIZIALE CHE TI HA PORTATO A
SCRIVERLO?
Il vento è un elemento della natura che ha sempre attratto la mia curiosità e la stessa scena iniziale l’ho osservata con stupore diverse volte. Il vento è capace di suscitare un simbolismo unico connesso a elementi positivi ma anche una sorta di timore. La genesi del racconto è legata a un momento di riflessione intorno alla capacità allegorica delle brezze e delle folate e a un luogo dell’Irpinia ove sono installati gli organi del vento. Quell’ambiente sereno e incontaminato è stato fonte di ispirazione, d’altronde una delle interpretazioni significative del vento è proprio quella di riconoscerlo come segno di nuova linfa creativa, concetto esposto in parte nel racconto stesso.
NEL TESTO IL VENTO SEMBRA ASSUMERE UN VALORE SIMBOLICO. CHE COSA RAPPRESENTA PER TE: UNA FORZA NATURALE, UNA VOCE INTERIORE O ALTRO?
Come dicevo il valore simbolico del vento mi ha da sempre attirato per la sua ricca capacità allegorica, in quanto può essere considerato un segnale di cambiamento ma anche di libertà e non ultimo un campanello d’allarme. In fondo è anche sfuggente e misterioso se si analizza la sua capacità di farsi sentire sulla pelle o attraverso i suoni che crea senza, però, poterlo né vedere, né catturare. Come tutti gli elementi della natura va amato e rispettato e apprezzata la sua capacità di creare armonia, spostare odori, una forza che spinge “come un abile ingegnere di destino”.
NEL RACCONTO EMERGE L’IDEA CHE PER SCRIVERE OCCORRA PRIMA SAPER ASCOLTARE. È UNA VISIONE CHE SENTI TUA ANCHE COME AUTORE?
Credo sia fondamentale la capacità di ascoltare per arricchire la propria conoscenza. L’ascolto è fondamentale anche per educare alla tolleranza e all’empatia oltre che occasione da cogliere per migliorarsi. L’ascolto deve essere inteso come una specie di baratto delle idee e delle conoscenze. Un aspetto che oggi viene, spesso, oltraggiato dalla esigenza urlante di chi vuole prevalere e prevaricare.
L’attenzione verso le voci di “fuori” che comprendono quelle umane, degli esseri viventi e degli elementi della natura è ispirazione creativa oltre che formativa di una voce di “dentro” più completa e profonda. In pratica credo che l’aspetto dell’attenzione e dell’ascolto vada applicato alla poesia o alla narrativa in maniera imprescindibile.
IL PROTAGONISTA ATTRAVERSA UNA CRISI ESPRESSIVA. QUANTO RICONOSCI IN QUESTA CONDIZIONE QUALCOSA DI PERSONALE O, PIÙ IN GENERALE, TIPICO DI CHI SCRIVE?
È indubbio che la passione per la scrittura generi anche l’aspettativa, forse sbagliata, di dover migliorare ogni volta che si crea una nuova opera e allo stesso tempo questo pensiero produce il timore che quelle voci della coscienza possano, improvvisamente, impoverirsi o non avere la giusta forza. È un rischio che si corre ogni volta che si completa uno scritto e per questo motivo mi sono imposto una strategia e cioè quella di iniziarne uno nuovo prima del termine del precedente, come stimolo e impegno a continuare. Quindi direi che finora ho sperimentato il timore della crisi espressiva più che la crisi stessa.
NEL RACCONTO LA NATURA SEMBRA DIALOGARE CON L’ANIMO UMANO. È UNA CIFRA CHE SENTI CENTRALE
NELLA TUA SCRITTURA?
Riuscire a rendere protagonista la natura negli scritti, credo sia un presupposto fondamentale, perché interpretare un simile dialogo ci riporta a quelle essenze della vita che vanno perdendosi. Tra i miei romanzi quello in cui tale dialogo è predominante è: “Anche le farfalle parlano” la cui frase riporta proprio all’importanza dell’ascolto di tutto ciò che ci circonda. Non credo sarei capace di scrivere prescindendo da
questo dialogo che è in grado sempre di sorprendere e conquistare oltre ad avere anche facoltà terapeutiche. L’osservazione della natura crea immagini che sono percezione che dietro l’immagine ricevuta ce ne siano tante altre che divengono testimonianza di bellezza e nutrimento per la scrittura stessa.
IN ALCUNI PASSAGGI SI PERCEPISCE UNA RIFLESSIONE SUL TEMPO, TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO. CHE RUOLO HA PER TE QUESTA DIMENSIONE NEI TUOI TESTI?
Il tempo avrebbe bisogno di uno strumento capace di regolarne l’ordine e lo scorrere che spesso si percepisce in maniera differente in base ai contesti e agli stati d’animo. I miei romanzi e lo stesso “Vento” si pongono come obiettivo questa complessa riflessione. Spesso non lo utilizziamo nel rispetto dei parametri accennati o nei riguardi di chi lo meriterebbe ma scontando i meccanismi imposti dalla società. È alquanto raro il godimento della lentezza che andrebbe sperimentata proprio attraverso il contatto con la natura e in tutte le circostanze di visioni di bellezza. Tra i miei romanzi, ne “La riparatrice di macchine da scrivere” i protagonisti vivono e raccontano i diversi contesti temporali, evidenziando oltre all’incertezza dei ricordi il timore del futuro. In merito a questo concetto mi è capitato di soffermarmi sulla frase di Flaubert, molto realistica: “Il passato ci trattiene, il futuro ci tormenta, il presente ci sfugge” che racchiude tutte le aspettative del genere umano legate dall’incertezza, dalla nostalgia, dai rimpianti e dall’incapacità spesso di vivere il presente con imparzialità.
DOPO LIBRI COME LA STRADA LATERALE, ANCHE LE FARFALLE PARLANO E UN PAESE PERFETTO, DOVE COLLOCHI “VENTO” NEL TUO PERCORSO DI SCRITTURA?
I romanzi citati insieme a “La riparatrice di macchine da scrivere” rappresentano la tipologia di applicazione che prediligo cioè quella dei racconti strutturati in cui si evidenziano emozioni e trame che cerco di rendere interessanti e materia di spunti riflessivi. Vento fa parte degli scritti poetici che devono in poco spazio suggestionare e interessare, quindi anche una capacità diversa di interpretare la scrittura attraverso una forza anche superiore e più istintiva delle espressioni. Attraverso i libri sperimento il desiderio razionale di raccontare e riflettere con Vento ho avuto più un’esigenza di farlo.
SEI LEGATO ALL’IRPINIA, DOVE VIVI: QUANTO QUESTO TERRITORIO ENTRA NELLA TUA SENSIBILITÀ NARRATIVA?
Io adoro questa terra proprio perché passeggiando per i borghi spopolati, i boschi, le colline, le piazze si percepisce una predominanza della natura che è sempre la migliore pittrice, scrittrice, capace di armonie e di silenzi significativi. Vento, come dicevo, nasce proprio dall’ispirazione di un paesaggio bellissimo come quello che si può ammirare dall’altura di Cairano, accanto agli organi del vento. Dal mio desiderato vagabondare per le tante suggestive località dell’Irpinia sono nati anche altri piccoli racconti come “Il pranzo della domenica” in cui descrivo una domenica in una famiglia irpina, con i loro piccoli drammi ma pur sempre una giornata qualsiasi, prima che diventi il 23 novembre 1980.
“VENTO” VIENE PROPOSTO ANCHE IN FORMA AUDIO: SECONDO TE COSA CAMBIA QUANDO UNA STORIA VIENE ASCOLTATA INVECE CHE LETTA?
La proposta dei testi audio è una forma di rappresentazione molto suggestiva e in fase di evoluzione. Tale metodo può rivelarsi come un ulteriore beneficio consolatorio che la scrittura può apportare all’ascoltatore oltre che una forma di inclusione per chi ha carenze visive. Allo stesso tempo il “lettore” passivo potrebbe apparire a se stesso meno protagonista del romanzo che sta ascoltando rispetto alla lettura attiva.
L’ascoltatore ha bisogno di una dose di concentrazione superiore ma può usufruire in qualsiasi momento dello strumento anche per brevi brani da ascoltare. Credo che attraverso delle interpretazioni valide alcune scene rappresentate nella narrativa possano rivelarsi anche più avvincenti attraverso il podcast e anche le stesse frasi poetiche possono assumere un valore ancora più profondo legato alla capacità interpretativa. È un tentativo di fondere due mestieri quello dell’attore e quello dello scrittore.
a cura di Gianluca Amatucci
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