Quando l’amore graffia – conversazione con Alex Bartoli



Dietro il titolo ironico Sole, cuore, rancore si nasconde una raccolta di racconti che mette a nudo l’amore nelle sue forme più imperfette: relazioni sbagliate, amori clandestini, amicizie incrinate dal sospetto. Alex Bartoli, giornalista e scrittore reggiano, racconta con sarcasmo e lucidità i sentimenti quando smettono di essere rifugio e diventano campo di battaglia. In questa intervista, l’autore parla di disincanto, ipocrisie quotidiane e del confine sottile tra il dramma e l’ironia.

DA DOVE NASCE L’IDEA DI SOLE, CUORE, RANCORE E COME SI È FORMATO IL FILO CONDUTTORE DELLA RACCOLTA?

L’idea di base, attraverso i sei racconti più o meno brevi che compongono “Sole, cuore, rancore”, è offrire uno sguardo disincantato sui rapporti di coppia e sull’amore, una sorta di dietro le quinte volutamente poco rassicurante.

 

NEI SUOI RACCONTI L’AMORE È SEMPRE IMPERFETTO, SBAGLIATO, CONTRADDITTORIO: PERCHÉ QUESTA SCELTA?

Perché credo siano più le storie imperfette, sbagliate e contraddittorie rispetto a quelle magari tormentate ma a lieto fine, che siamo assuefatti a vedere nei film e a leggere nei libri.

CREDE CHE L’AMORE FELICE NON ABBIA LA STESSA FORZA NARRATIVA DELL’AMORE FERITO?

Per quanto mi riguarda decisamente sì. L’incidente in un gran premio di Formula 1, ovviamente sperando che nessuno si faccia male sul serio, è la cosa più interessante della gara. Non mi sento né in grado né tantomeno interessato a parlare in un libro di un amore felice.

“LA VERSIONE DI NANDO” E “32 AGOSTO” MOSTRANO DINAMICHE DI GRUPPO E AMICIZIE COMPLICATE: PENSA CHE L’AMICIZIA SIA DAVVERO UN TERRENO NEUTRO O SPESSO NASCONDA COMPETIZIONI E TRADIMENTI?

Non cambia la sostanza, ma preciso che probabilmente stiamo parlando della prima edizione di “Sole, cuore, rancore”. Nella seconda edizione “La versione di Nando” ha subito una leggera modifica e ha cambiato titolo (“Cercando invano un titolo decente”), in più si è aggiunto un racconto breve in apertura, al quale tengo molto: “Ma non stanotte”. Ripeto però che non cambia la sostanza, quindi rispondo alla domanda sull’amicizia. Vale un po’ il discorso fatto prima sui rapporti di coppia: credo siano più le amicizie “dispari” di quelle “pari”, più quelle fasulle o di circostanza che quelle sincere, che rappresentano a mio avviso una rarità. Si capisce, vero, che sono un inguaribile ottimista, pieno di positività e di fiducia nel prossimo?

 

IL TONO PASSA DAL DRAMMATICO ALL’IRONICO, SPESSO NELLO STESSO RACCONTO: È UN MODO PER ALLEGGERIRE LA TRAGEDIA O PER RENDERLA PIÙ INCISIVA?

Direi entrambi. Stemperare i toni nei momenti più delicati significa solo apparentemente tirare il sasso e ritrarre la mano. In realtà cerco di far venire qualche dubbio e qualche cattivo pensiero, utilizzando l’arma del sorriso sulle labbra. Citando Woody Allen: «Se un mio film riesce a far sentire infelice una persona in più, allora sento di aver fatto il mio lavoro».

 

 

L’OSSESSIONE PER DETTAGLI MINIMI (UNA SUONERIA, UNA FRASE RIPETUTA, UNA DATA INESISTENTE COME IL “32 AGOSTO”) HA UNA FUNZIONE SIMBOLICA: COME LAVORA SU QUESTI ELEMENTI?

La mia scrittura è “leggera”, anche quando affronto argomenti seri. Non voglio salire in cattedra e dare lezioni a nessuno, ci tengo a precisare: vi sto solo dicendo la mia opinione. Perciò trovo del tutto naturale ricorrere ad alcuni espedienti comici, come possono essere un tormentone (la suoneria o la frase ripetuta) o un titolo surreale (32 agosto).

 

 

LEI SCRIVE CHE “O TUTTE LE STORIE SONO UGUALI O LO SONO LE BUGIE CHE SI RACCONTANO ALLA FINE”: È UNA BATTUTA AMARA O UNA CONVINZIONE PROFONDA?

Generalizzare non è mai giusto, ma la bilancia pende dalla parte della convinzione profonda. Parlo (anche) per esperienza personale, ma in generale penso ci sia parecchia ipocrisia attorno ai rapporti di coppia, partendo dal presupposto che temo un sacco di gente si accontenti per quieto vivere o paura della solitudine.

 

C’È UN RACCONTO A CUI È PIÙ LEGATO O CHE CONSIDERA PIÙ RIVELATORE DEL SUO PERCORSO DI SCRITTORE?

Sicuramente “32 agosto”, che nelle intenzioni iniziali doveva essere un libro a parte, con un titolo diverso (“Vabbé, ma agosto quando finisce?”), poi a forza di sforbiciarlo (adoro la sintesi) è diventato un semplice racconto. Da un punto di vista stilistico rappresenta un po’ il mio manifesto programmatico: ritmo, zero pause e descrizioni, tanti dialoghi, personaggi solo tratteggiati e linguaggio il più possibile vicino a quello parlato.

 

 

STA LAVORANDO A NUOVI PROGETTI NARRATIVI CHE RIPRENDONO QUESTI TEMI, O SENTE DI AVER CHIUSO UN CICLO?

Sento di aver chiuso un ciclo. “Sole, cuore, rancore” ha un predecessore che tratta gli stessi temi, un libro intitolato “De Amore (et altre inutilità simili)”; direi che due libri sull’argomento possono bastare, proseguendo sullo stesso filone rischierei solo di ripetermi. Ho scritto e probabilmente tornerò a scrivere di altri argomenti. 

a cura di Gianluca Amatucci